Birra del Piemonte IGP: un disciplinare per raccontare il territorio nel bicchiere

Birra del Piemonte IGP: un disciplinare per raccontare il territorio nel bicchiere

Il Piemonte è conosciuto nel mondo per vini, formaggi e grandi prodotti agricoli. Ora anche la birra prova a compiere un passo importante verso il riconoscimento del proprio legame con il territorio: il Consorzio Birra Origine Piemonte ha definito una proposta di disciplinare per la futura Birra del Piemonte IGP.

Il percorso è ancora in corso. Il testo dovrà essere discusso con i diversi attori della filiera e affrontare l’iter previsto prima di poter arrivare al riconoscimento ufficiale. Ma il punto di partenza è già significativo: immaginare una birra piemontese non soltanto come una ricetta prodotta entro i confini regionali, bensì come il risultato di materie prime, lavoro agricolo e competenze realmente radicati in Piemonte.

Kauss è tra i fondatori e capofila del Consorzio Birra Origine Piemonte, la realtà che sta guidando questo progetto.

Una birra definita dal territorio, non da uno stile

La proposta nasce dal Consorzio Birra Origine Piemonte, costituito nel 2019 e formato da produttori agricoli e birrifici artigianali. Dopo il riconoscimento della birra piemontese come Prodotto Agroalimentare Tradizionale, il nuovo obiettivo è ottenere l’Indicazione Geografica Protetta.

Secondo quanto anticipato dalla stampa, il disciplinare non vuole riprodurre uno stile brassicolo già esistente. La futura Birra del Piemonte IGP dovrebbe essere una birra chiara, fresca, con una gradazione compresa indicativamente tra 4 e 6 gradi e un amaro equilibrato. Il suo carattere, però, non dipenderebbe soltanto dal profilo gustativo: a distinguerla sarebbe soprattutto il rapporto verificabile con la filiera piemontese.

È una prospettiva interessante perché sposta l’attenzione dal semplice nome dello stile alla provenienza. Due birre possono appartenere alla stessa famiglia e avere comunque identità differenti, proprio come accade per altri prodotti agricoli: cambiano il terreno, il clima, le materie prime, le persone e il modo in cui una comunità interpreta ciò che coltiva.

Il progetto e le caratteristiche previste dal disciplinare sono stati approfonditi anche negli articoli “Una birra territoriale oltre i soliti stili” di MondoBirra e “Terroir nel boccale” di Eat Piemonte.

Dall’orzo recuperato alla costruzione di una filiera piemontese

La trebbiatura orzo Kauss
Uno dei campi di orzo coltivati da Kauss

Uno dei passaggi più affascinanti del progetto riguarda il recupero di una varietà storica di orzo distico, particolarmente adatta alla produzione brassicola. Partendo da pochi semi ritrovati in una cascina e grazie a un lavoro di moltiplicazione sviluppato anche con il supporto del CREA, si è arrivati alla registrazione del primo orzo piemontese certificato per la birra.

La produzione ha raggiunto circa 150 quintali, destinati alle prime prove di maltazione su scala più ampia. Ed è proprio la maltazione uno dei nodi decisivi: coltivare l’orzo in Piemonte è fondamentale, ma per costruire una filiera davvero completa occorre anche trasformarlo in malto senza perdere per strada la sua origine.

Accanto all’orzo ci sono il luppolo, l’acqua e il lavoro dei birrifici. Il disciplinare prova a tenere insieme questi elementi per fare della birra un vero prodotto agricolo trasformato, capace di generare valore per le aziende, per i territori rurali e anche per il turismo brassicolo.

Kauss, fondatore e capofila del Consorzio Birra Origine Piemonte

Kauss non partecipa a questo percorso soltanto come birrificio aderente: è tra i fondatori e capofila del Consorzio Birra Origine Piemonte. Un ruolo nato dalla volontà di mettere in rete produttori agricoli e birrifici, costruire una filiera regionale più solida e dare alla birra piemontese un’identità riconoscibile e fondata su criteri concreti.

Per il Birrificio Agricolo Kauss, quindi, il disciplinare non rappresenta una svolta improvvisa, ma il possibile riconoscimento di una direzione intrapresa da tempo.

Come ha raccontato Diego Botta nell’articolo pubblicato da la Repubblica Torino il 24 agosto 2026, dal 2018 Kauss utilizza per le proprie birre soltanto materia prima piemontese. La maggior parte viene coltivata direttamente nei campi dell’azienda; la parte restante arriva da aziende agricole che lavorano seguendo precise indicazioni tecniche.

È il significato concreto del nostro modo di coltivare birra ai piedi del Monviso: seguire il prodotto a partire dalla terra, conoscere l’origine degli ingredienti e costruire relazioni stabili con chi lavora nello stesso territorio.

Anche la distribuzione racconta questa scelta. Circa l’80% della birra Kauss viene venduto entro 50 chilometri dal birrificio di Piasco. Non perché una birra territoriale debba fermarsi vicino a casa, ma perché il mercato locale è il primo luogo nel quale una filiera può essere riconosciuta, sostenuta e fatta crescere.

Perché una Birra del Piemonte IGP sarebbe importante

Nel linguaggio comune la birra è ancora spesso considerata un prodotto industriale standardizzato. Eppure dietro una birra agricola possono esserci campi, varietà cerealicole, stagioni, investimenti, ricerca e scelte produttive molto diverse.

Un disciplinare territoriale può aiutare i consumatori a riconoscere questa differenza. Può offrire regole condivise, rendere più leggibile l’origine delle materie prime e premiare chi costruisce davvero valore in Piemonte. Può inoltre rafforzare la collaborazione tra aziende agricole, maltatori, produttori di luppolo e birrifici, evitando che il richiamo al territorio rimanga soltanto una formula commerciale.

Per Kauss questo è il punto centrale: una birra piemontese deve esserlo nei fatti, prima ancora che sull’etichetta.

Il disciplinare è un punto di partenza

La proposta verrà ora portata ai tavoli di confronto con le realtà del comparto, comprese le associazioni di categoria, prima del successivo passaggio al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Requisiti e dettagli potranno quindi ancora essere discussi e modificati.

Proprio per questo il momento è importante. La futura IGP dovrà trovare un equilibrio tra identità comune e libertà dei birrifici, tra regole rigorose e sostenibilità concreta della filiera. Se il percorso riuscirà, il Piemonte potrà dare vita a un riconoscimento pressoché unico nel panorama brassicolo italiano.

Noi continueremo a fare la nostra parte come abbiamo fatto finora: coltivando, producendo e raccontando una birra legata alla terra da cui nasce.

Approfondimenti: MondoBirra · Eat Piemonte · Lorenzo Germano, Da orzo e luppolo nostrani la birra del Piemonte cerca il riconoscimento Igp, la Repubblica Torino, 24 agosto 2026.

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