Birra dell’Anno: perché Kauss non ha vinto (e perché va bene così)

Domenica 15 febbraio a Rimini si è tenuta la premiazione del concorso Birra dell’anno, probabilmente il più importante premio italiano del settore birre artigianali. 

Un concorso molto prestigioso, con 46 categorie, e nel quale noi di Kauss siamo rimasti… a bocca asciutta. 

Senza premi si, ma non delusi. Chiariamoci, ci sarebbe piaciuto eccome vincere, altrimenti nemmeno ci saremmo presi la briga di iscrivere alcune delle nostre birre!

Amiamo le nostre creazioni, siamo orgogliosi del livello a cui siamo riusciti a portarle, e ci avrebbe fatto immensamente piacere un “diploma” da sbandierare a tutti.

Possiamo però partire proprio dalle oltre 40 categorie e dal modo in cui abbiamo valutato quali birre iscrivere per spiegarvi perché (secondo noi) non abbiamo vinto, e anche perché alla fine non ci dispiace troppo.

Le categorie sono molto dettagliate, ne citiamo una a caso, la 25: “Birre chiare, ambrate e scure, alta fermentazione con lievito Weizen, da basso ad alto grado  alcolico, con uso di frumento maltato, di ispirazione tedesca (Weizen, Dunkelweizen,  Weizenbock)”.

Molte caratteristiche, stili precisi. Una sfida ingaggiante per tanti dei magnifici birrai artigianali italiani, che miscelando sapientemente tecnica e creatività, hanno saputo creare le birre perfette per ogni categoria (e non vediamo l’ora di assaggiarle tutte).

Il nostro procedimento per creare le birre è invece l’opposto. Siamo un birrificio agricolo, produciamo tutte le nostre materie prime. L’orzo è quello che cresce nei campi vicini al birrificio, il luppolo anche. Si parte dallo studio dei campi, del clima di ogni stagione, e si coltiva quello che meglio si adatta ai nostri terreni, poi, con gli ingredienti che otteniamo dopo averli lavorati assieme ai nostri partner, realizziamo le birre. Ci ispiriamo a degli stili, ovviamente, ma li adattiamo per dare il massimo e valorizzare appieno le materie prime che ci ha dato il terreno di Piasco e dei campi vicini, come le varietà di luppolo tedesche o americane ma cresciute con l’acqua della Valle Varaita e della Valle Maira, con la brezza che ogni sera scende dal Monviso e con il nutrimento del nostro terreno, che cerchiamo di non forzare utilizzando metodi di concimazione e rotazione più vicini possibile ai ritmi della natura.

Le birre vengono buonissime, noi lo sappiamo bene perché il consumo interno è elevatissimo, ma sappiamo che anche voi le amate, non è solo l’occhio del papà che fa i figli belli!

Ma sono perfette secondo gli stili accademici? Non proprio. Sono birre quotidiane, non esasperate nella ricerca dello stile, e create secondo quanto ci offre la natura, con la mediazione della grande preparazione tecnica dei nostri birrai e un buon uso della tecnologia. Quindi non sono birre “da concorso”, ma quest’anno le troviamo così buone che ci abbiamo voluto provare, facendo il percorso opposto.
Non facendo una birra per una specifica categoria, ma cercando una categoria nella quale potesse rientrare una birra. Alcune di queste si avvicinavano abbastanza, non perfettamente, ma la speranza era quella di far innamorare del loro gusto qualche giudice, che magari avrebbe potuto chiudere un occhio sulla fedeltà agli stili per concentrarsi solo sulla qualità e sul sapore.

Pazienza però, perché siamo consci di non fare birre da gara, ma birre buone e agricole, da poter bere quotidianamente. Se volessimo fare un paragone calcistico, non siamo il fuoriclasse che fa i gol spettacolari, ma siamo il solido centrocampo che porta a casa le partite. Ma forse questo esempio non è calzante… in fondo noi siamo più esperti di campi di orzo!

Congratulazioni a tutti i nostri colleghi premiati, alcuni dei quali sono anche stati nostri partner nel calendario dell’Avvento delle Birre Agricole, e in particolare congratulazioni a Birra dell’Eremo che si è aggiudicata il titolo di Birrificio dell’Anno!

Ci proveremo ancora? Chissà! Ci penseremo bevendoci una bella birra… venite a trovarci e se volete ne parleremo assieme.

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